STRAFUMETTO 8#

Anilingus. Barebacking. Bugchasing. Bukkake. Creampie. Cunnilingus. Fellatio. Fisting. Gang Bang. Gerbilling. Gokkun. Postillonage. Threesome. E potremo andare oltre se chi scrive non avesse un limite di caratteri a disposizione. Non provateci a spiegazzare la pagina per non permettere al vostro vicino di posto di leggere i suddetti termini, anche perché senza immagini a corredo non ne capirebbe mai il significato, ma voi sì che lo conoscete, peccatori che non siete altro. Vergogna!
Bene, ricomponetevi dopo questo inizio spumeggiante e pensate agli attori/attrici che vi vengono in mente quando immaginate le pratiche sessuali precedentemente menzionate: in definitiva, lussuriose donne formose e aitanti glabri maschioni. Ma così è facile, così vi fermerete solo ai confini convenzionali del vizio e così son buoni tutti!
Il protagonista di Ciccia, fumetto di Dave Cooper pubblicato da Comma 22, invece quei confini li varca facendo entrare nella sua vita la sprovveduta e innocente Tina, una sorta di archetipo di quanto ci può essere di più sbagliato nell’ambito dell’estetica femminile. Lui, un artista da sempre dedito al bello, in un periodo di crisi mistica, viene colto totalmente alla sprovvista da questo obbrobrio fatto donna che gli bussa alla porta e ne diventa dipendente, succube tanto da non poter fare a meno di abbandonarsi con lei ai più lascivi istinti. L’abbondante carnalità della ragazza, imperfetta e disgustosa, diventa la sua torbida ossessione, il tarlo che non gli concede riposo.
Il tratto ansioso, irrequieto rende alla perfezione il sentire del protagonista, dando vita a un’opera grottesca, storta, che rende il lettore uno spettatore morboso delle inenarrabili perversioni dell’autore. Una lettura perfetta per celebrare l’incombente Santo Natale. //FdC
Poche parole, ragazzuoli. NON potete mancare. More info? Click qui
Meraviglie del creato e spiriti santi. Sempre lì alla Tazza D’Oro a Porto D’Ascoli. Avete impegni per questa domenica?
La Falsa Notizia 8#

“La mente s’è porca! La mente s’è porca tutti!”e urla strazianti come spasmi. Poi fino allo sfinimento: “La spezia s’è scorta la spezia s’è scorto!” e dopo un silenzio inquietante. Con gli occhi ancora confusi Alan Paternocchio, 36 anni, racconta ai nostri taccuini increduli la sua versione dopo che la cronaca locale lo ha etichettato come drogato e patetico pervertito.
Ma cosa è accaduto la notte del 30 ottobre in contrada Borra, caratteristico viale del centro storico d’Assino? Spiega lui stesso con voce grave: “Tornavo a casa dopo una bevuta in trattoria e mi sentivo felice, tranquillo, una piacevole serata insomma. Pagai il conto e fui cacciato dal locale. Quando mi rialzai da terra salutai gli amici e 5 minuti dopo rientrai a casa. Fu lì che vidi quest’uomo con un panno verde intorno al capo. Dentro casa mia, vicino all’ingresso, immobile. Dopo di che il buio.”
Più di 20 minuti di vuoto ci racconta la nuda cronaca e i testimoni della vicenda che narrano di un Paternocchio completamente in delirio che aggrediva i passanti sotto casa privo di pantaloni.
“Si è lanciato fisicamente contro le vetrine dei negozi! La nostra l’ha completamente sfondata. Era pieno di sangue!” racconta Margherita, la fornaia di contrada Borra, che continua: “E’ entrato dalla vetrina rompendo tutto, urlando qualcosa come “La fava s’è folta! La fata s’è rotta tutta!” Il giovane si difende: “Io l’ho visto l’uomo col cappuccio verde! Sono riuscito anche a fotografarlo! Dopo ho come l’impressione di aver subito violenze di tutti i tipi. Non ricordo altro. Ero fuori di me!”
Su di lui pendono ben dodici denunce per danni a cose e persone ma nessuno si spiega i motivi di questo inquietante comportamento. C’era davvero l’uomo in verde? Era un ladro colto sul fatto? Un fantasma? Una fantasia della mente infelice di Alan? Di sicuro un’altra triste storia di solitudine contemporanea. //FB
Borotalco 8#

C’è solo una cosa che conta, anzi due: la curiosità ed il sogno. Sognare, inoltrarsi a mare aperto e navigare verso ciò che più si desidera, si ama, si brama, infinite sono le strade e gli scopi prefissi, molteplici le variabili di stile, unica la forza propulsiva.
Bisogna Averci la mente porca; e sì! Eccolo il quanto mai gustoso ed appropriato tema per il mese natalizio. Non di solo cibo ma di sogni e sapere, di arte e musica e progetti ambiziosi sia costellato il nostro cielo interiore! Ed allora via, avanti tutta! Si salpa!
1957. Memphis, Tennese. Jim Stewart, violinista western- swing per passione, bancario per necessità. Di musica nera non ne sa nulla. Ama registrare dischi, stamparli, vuole mettere su un’etichetta, contagia sua sorella Estelle, la invoglia così tanto che lei decide di ipotecarsi casa per acquistare un Ampex mono professionale.
1960. Quando tutto sembra già perso, compare un certo Rufus Thomas, ha una canzone: Cause I love you. Vende in tutto il Sud, il brano porta già con sé i tratti distintivi di quella che diverrà l’etichetta soul per antonomasia: la Stax Records. Il luogo dove in assoluto l’Utopia Americana è andata più vicino a realizzarsi, l’unico posto nei primi anni Sessanta in cui bianchi e neri lavoravano insieme in armonia ed amicizia. Una cosa a quei tempi inaudita. Addirittura sarà un gruppo di ragazzi bianchi, i Mar Keys a firmare il singolo più importante del suono Stax: Last Night.
1962. Se non fosse già abbastanza, se la realtà non avesse già superato il sogno, già in vetta alla classifiche, un bel giorno uno sconosciuto si presenta alle porte producendosi in una scadente imitazione di Little Richard, il suo nome è Otis Redding. Botto finale? Sapete come si chiamava l’etichetta prima di essere ribattezzata Stax Records? Satellite Records. A voi le congetture. Buon Natale. //iMD
Caffè con Neftalì

Quasi Amsterdam, 1977 – Abito nella campagna dietro Amsterdam da quando sono nato. Sono quasi analfabeta ma me la cavo bene con la scrittura di racconti, specialmente se c’è di mezzo il sesso. Nel mio villaggio siamo tutti abili scrittori di racconti erotici. Siamo così dal 1955, l’anno in cui è precipitato un satellite militare proprio vicino all’acquedotto. Da allora si è diffuso il contagio. Chi nei mercatini popolari, chi nei negozi della capitale tutti ci siamo procurati una macchina da scrivere. Tutti ci siamo costruiti una scrivania. Tutti abbiamo trovato un angolo dove depositarci come un seme, e lì raccolti abbiamo inforcato il foglio dentro il rullo ed abbiamo iniziato a battere. Tutto il paese si rintanava a scrivere. Madre, padre e figli nella stessa casa non si rivolsero più la parola, immersi com’erano ad elaborare i propri grevi raccontini. Tutti sferragliavano senza pietà sulle loro dannate sforna-storielle. Tutti eravamo bravissimi, ognuno però aveva il suo genere. Il prete era specializzato in racconti di travestitismo, la vedova preferiva epopee erotiche di prostitute arabe, le bambinette giocavano con il tema della pederastia con rara sagacia, i mocciosi descrivevano i loro primi fuochi con l’ansia del torello alla monta, i pastori descrivevano tutte le passioni possibili che potevano nascere tra il mondo degli uomini e quello degli animali. Era inutile cercare campi arati o botteghe aperte: contadini e bottegai erano in giro per il paese aspettando l’ispirazione con le mani in tasca e una pagliuzza in bocca: fissavano i tramonti e vi vedevano sempiterne eiaculazioni. La raffinatezza dei nostri racconti contraddiceva le misere condizioni con cui tiravamo avanti. Pochi trovarono un editore, alcuni di noi morirono di stenti davanti alle loro macchine. Consiglio del mese: se hai un debito con qualcuno fatti pagare in racconti erotici. Un centesimo a pagina. //MT





